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venerdì 19 giugno 2015

PAPA FRANCESCO

L'enciclica Laudato si' ecologia di s. Francesco) punta il dito sul capitalismo selvaggio dove il profitto è il preminente, se non l'unico, obiettivo da raggiungere. Allo stesso tempo, il profitto è presentato e recepito come meta educativa che, in concreta, viene ambita e ricercata a tutti i costi, anche a costo di conculcare i diritti altrui e, in alcuni casi, la vita stessa. Basta un riferimento fugace alla cronaca quotidiana, intrisa di notizie poco rassicuranti a livello sia personale sia internazionale.
I c.d. grandi non mancano di discorsi pomposi e altisonanti, esibiti più per fare storia (quella scritta sui futuri testi di storia!) che per fornire aiuti concreti alla gente.
Il caso-Grecia, cui prevedibilmente ne seguiranno altri, è illuminante. La troika domina e impone direttive al di fuori di ogni rispetto per la gente. La troika, per di piu', è composta da persone che la gente non ha votato e non conosce e che, tuttavia, in barba ad ogni elementare principio democratico, decide esclusivamente in difesa di un'entità come l'euro, creata per corroborare banche e finanziarie.
Domanda (retorica): a che servono le elezioni, se la politica non fornisce uomini in grado/in potere di imporre direzioni utili per le persone amministrate?
Domanda (retorica): il papa sa che almeno alcuni c.d. grandi professano una religiosità che si ispira al Cristianesimo?

civis

lunedì 11 maggio 2015

VITA CRISTIANA E STRUTTURE SOCIALI

Le statistiche sembrano confezionate anche per consolare le anime dei credenti. Stando ai numeri, la maggioranza degli italiani condivide un orientamento  di fondo legato al Cristianesimo
La realtà, a ben vedere, è ben diversa, anche a prescindere dalle personali cadute sperimentate nel cammino della santificazione (?!).
Mi riferisco, in particolare, alla discordanza rilevabile tra una comunità che si proclama <<cristiana>>, e una pluralità di fenomeni sociali, politici e culturali, che, a vari livelli,   non possono essere considerati espressione di fede.
Singoli individui costituenti diversi aggregati (famiglia, partito, associazioni anche ecclesiali) accantonano speditamente, quasi automaticamente, valori/ideali di riferimento, pur di ottenere qualche beneficio o, anche, semplicemente l'imprimatur di modernità.
Paradossalmente, le apparenze di appartenenza vengono rispettate: basta osservare l'elevata presenza di fedeli  alle sagre paesane, considerate eventi di una fede, anche quando il messaggio evangelico, se c' è, è presentato in modo edulcorato.
...I nuovi templi sono gli istituti bancari e finanziari, dove è adorato il dio-danaro e dove operano con zelo anche persone che, per le statistiche, risultano credenti.
Ovviamente, non mi azzardo a esprimere giudizi morali sulle singole persone (Non giudicare!), ma mi limito ad osservare che certe strutture sociali, politiche, economiche e culturali riflettono una prospettiva della vita e dell'uomo che è sempre più lontana dai valori del Cristianesimo. Valori che non vanno epidermicamente giustapposti a peregrini progetti mirati all'occupazione del potere e a mere finalità di profitti corporativi e/o familiari e/o parentali.
La conclusione da trarre è evidente: la fede profonda, al di appartenenze di schermo deve guidare l'opera del credente, nella consapevolezza che Dio sa guardare all'interiorità (1 Samuele 16:7), anche al di là di immancabili errori.

civis